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Capita spesso che i CEO viaggino per lavoro. Ma se una figura così importante iniziasse a viaggiare per scelta e non solo per necessità, continuando a lavorare, riuscirebbe ugualmente a garantire una guida presente e sicura al resto dell’azienda?

La risposta è sì. Lo stile di vita dei nomadi digitali ha guadagnato un’enorme popolarità negli ultimi anni. Grazie agli sviluppi della tecnologia e l’aumento delle opportunità di lavoro a distanza, sempre più persone, a prescindere dal job level, scelgono di “liberarsi” dalla tradizionale sede dell’ufficio e abbracciare la possibilità di lavorare da qualsiasi parte del mondo.

Il poter viaggiare continuando a lavorare non è un limite alle performance, al contrario, è una grande opportunità sia per l’azienda che per il dipendente stesso. Consente lo sviluppo di nuove skill e contribuisce alla felicità delle persone che sentendosi più appagate migliorano le proprie prestazioni lavorative.

L’esperienza da nomade digitale di Nazzareno Gorni, CEO di Growens 

Grazie al programma WoW (Way of Working), qualsiasi dipendente di Growens può scegliere liberamente da dove e come lavorare

Un’opportunità simile non poteva di certo non essere sfruttata anche dal Top Management e per questo, a dicembre 2023, Nazzareno Gorni ha deciso di trascorrere tre mesi a Bali, continuando a lavorare.

A lui la parola sulla propria esperienza.

Come è nata l’idea di partire per Bali?

Ho scelto proprio questa città perché è famosa per essere uno dei posti migliori al mondo da cui lavorare da remoto. Ora ne comprendo il motivo: paesaggi mozzafiato, costi molto contenuti, tanti servizi e ottima connettività.

Da CEO che lavora da remoto, quali sono le difficoltà che stai riscontrando? 

Lavorativamente parlando, l’aspetto più complicato è l’organizzazione di conference call che includono persone appartenenti a fusi orari diversi, come ad esempio il mio attuale, quello europeo e quello californiano.

Questo mi porta, a volte, ad essere sveglio e operativo tra le 23:00 e l’1:00 di notte.

Per quanto riguarda la mia vita personale, invece, la difficoltà maggiore è la mancanza di un confronto dal vivo con i figli (che però mi hanno raggiunto per le vacanze di Natale), i colleghi, gli amici e il network lavorativo. Diciamo che su un periodo di tre mesi, queste difficoltà sono comunque gestibili. 

E quali sono le opportunità e i vantaggi? 

Un’opportunità sicuramente è quella di ampliare gli orizzonti, scoprendo nuove culture. Questo permette di conoscere meglio una parte del mondo poco nota e a volte molto distante e diversa da quella a cui siamo abituati. 

Avere questo tipo di conoscenza può risultare molto utile, ad esempio, per una futura espansione del business in Asia o per valutare e dialogare con società di questa parte del mondo.

Un vantaggio, invece, è la possibilità di lavorare maggiormente in maniera asincrona e questo penso sia un bene. 

Molte volte si organizzano meeting quando basterebbe una email o un po’ di lavoro collaborativo su un documento condiviso. Spesso è molto più produttivo discutere in asincrono, perché sprona ad una disciplina mentale e a una maggior focalizzazione nell’esporre il proprio ragionamento con chiarezza e sintesi.

Hai qualche consiglio per chi volesse partire per un’esperienza simile?

Prima di tutto, a Bali, così come anche in Indonesia, Vietnam e Thailandia, bastano degli shorts, una maglietta e dei sandali, non serve esagerare con i bagagli

Inoltre, è meglio non badare alle previsioni meteo, sembra che piova di continuo e invece è l’opposto. Per provare questa esperienza, consiglio di andare in bassa stagione perchè permette di avere molta flessibilità. Si può evitare di prenotare qualsiasi cosa con anticipo (case, hotel, ristoranti, spostamenti, etc.). 

Consiglio poi, di munirsi di un cellulare che supporti le eSIM, molto utili per attivare piani dati con delle app come Airalo, Nomad o Holafly. Essenziale è anche scegliere un piano dati che consenta di attivare l’Hotspot sul computer.

A livello di produttività personale, invece, oltre ai classici consigli tipici del remote worker, trovandomi a lungo su un fuso lontano da quello europeo, ho trovato utili i seguenti accorgimenti:

  • Mettere a calendar due periodi di out of office: uno dopo cena “only urgent meetings” e uno in orario notturno “night time”
  • In Google Calendar attivare la funzione di doppia time zone, così da avere sempre sotto mano i due fusi orari principali
  • Usare l’estensione gratuita di Chrome Timebuddy che permette di incrociare fino a 5 fusi orari diversi
  • Per prendere appunti, per gli affezionati della carta e penna come me, suggerisco di usare Remarkable. Ho provato anche Supernote e Onyx Boox ma la mia scelta finale è ricaduta su Remarkable
  • Portare una prolunga di qualche metro più leggera possibile
  • Dotarsi di una VPN che supporti IP italiani perché alcune app e alcuni siti sono bloccati, dato che ci si collega dal sud est asiatico
  • Sfruttare tool che favoriscono la collaborazione online come Google Workspace, Confluence/Jira, Slack, Beefree e così via

In definitiva, qual è l’aspetto migliore di poter scegliere da dove lavorare?

Sicuramente il poter conciliare al meglio le esigenze personali con quelle lavorative, riducendo anche gli spostamenti. Ciò significa più tempo libero, risparmio, meno stress e meno emissioni di CO2. 

La qualità della vita migliora proprio grazie alla flessibilità: non dovendo “timbrare il cartellino” dalle 9 alle 18:00, con un po’ di attenzione e consapevolezza, si riesce ad essere molto più produttivi e al tempo stesso a dare più spazio alla propria famiglia e ai propri interessi extra-lavorativi.

Consiglieresti di partire e lavorare da remoto, come hai fatto tu? 

Sicuramente sì. Lo suggerisco anche a livello economico: i trasferimenti e il costo della vita, come descrivo nel mio articolo su LinkedIn, sono assolutamente accessibili sia in Indonesia che ancora di più in Vietnam.

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