Il nostro percorso di incontri con le persone che ogni giorno fanno crescere Growens ci porta oggi nel team di sviluppo di BEE, dove incontriamo Marcello Garini.

Marcello Garini

A 33 anni, Marcello Garini è uno dei nostri people manager più giovani. In qualità di Fullstack Engineering Associate Manager, guida un team di tre persone all’interno del dipartimento di Software Development della business unit BEE.

Approfondiamo il suo percorso di crescita: come fa un giovane diplomato in ragioneria a trovare la propria strada nel coding?

Marcello, come sei arrivato in Growens?

Growens è stata letteralmente “l’offerta che non si può rifiutare” – ma partiamo dall’inizio.

Ho iniziato a lavorare quando ero ancora laureando, grazie ad uno stage universitario. Alla continua ricerca di nuove sfide e di crescita, sono finito a Milano come software engineer per una società di consulenza informatica.

Il lavoro mi piaceva molto, ma miravo ad acquisire più esperienza su linguaggi e strumenti di programmazione diversificati. Inoltre, il pendolarismo Cremona/Milano risucchiava più di 3 ore del mio tempo, ogni giorno.

A quel tempo, Growens cercava uno sviluppatore per la business unit BEE con l’esatto set di competenze che stavo cercando di acquisire, ma che ancora non avevo. Nonostante questo, sono stato contattato e mi è stato offerto il lavoro, evidentemente perché, anche senza alcune delle competenze tecniche richieste, ero piaciuto come persona e come professionista.

Strabiliante, vero? E poter lavorare nella mia città natale? La ciliegina sulla torta. Come potevo rifiutare?

Ha tutta l’aria di un ottimo inizio. In cosa consiste il tuo lavoro, oggi?

Per prima cosa, sono uno sviluppatore fullstack, il che significa che sono in grado di muovermi agevolmente tra tutti gli stack tipici di un’applicazione: frontend (l’interfaccia utilizzata dai clienti), backend (il motore sotto il cofano) e infrastruttura (le macchine che gestiscono tutto).

Fungere da sviluppatore tuttofare, tuttavia, non era abbastanza, quindi poco più di un anno fa ho iniziato la transizione verso un ruolo manageriale, concentrandomi sul benessere personale e sulla crescita tecnica di tutto il nostro team fullstack.

È sicuramente un compito impegnativo, ma amo le sfide (ne parleremo più avanti) e amo aiutare le persone. È onestamente una grande soddisfazione essere in grado di guidare e supportare i colleghi, e vederli migliorare e prosperare nel loro lavoro.

Marcello Garini & the BEE team
Marcello (al centro) con i colleghi durante un retreat del team BEE.

I bambini di solito sognano un futuro da astronauta o da archeologo. Hai sempre saputo di voler scrivere codice?

Ottima domanda. In Italia, i ragazzi e le ragazze sono chiamati a fare una scelta piuttosto importante nel loro percorso di apprendimento all’età di 14 anni, quando scelgono la scuola superiore.

Onestamente, a 14 anni non avevo nessuna idea di cosa avrei voluto fare da grande.

Negli due anni precedenti avevo armeggiato con i computer, smontandoli, riassemblandoli e iniziando a programmare in C e Pascal. Mi piaceva molto la matematica e vedevo del potenziale nelle materie economiche.

Così, ho finito per scegliere un istituto superiore che riunisse le due, scegliendo “Ragioneria con qualcosa in più”: un corso sperimentale che prevedeva lezioni di informatica e più ore di matematica del solito.

Dopo 5 anni ho capito di non volerne più sapere di bilanci e mi sono iscritto alla facoltà di Informatica. Il resto è storia.

Come si svolge una giornata tipo?

È un mix di cose complesso, divertente e stimolante.

Da un lato, scrivo ancora molto codice, cosa che potrebbe sembrare insolita per un manager. La nostra cultura di Gruppo è fortemente basata sul feedback continuo, sulla discussione di gruppo e su processi decisionali condivisi e, anche se abbiamo una leggera gerarchia, ci consideriamo tutti come pari.

Questo crea un ambiente meraviglioso in cui lavorare, caratterizzato da fiducia reciproca e possibilità di lasciare un segno concreto. Al tempo stesso, questo comporta che i manager siano sempre aggiornati, pena rendere inutile il loro contributo.

Trascorro inoltre parte del mio tempo a contatto con le persone del mio team, assicurandomi che siano felici e si divertano nel loro lavoro, e delineando insieme il loro percorso di crescita personale.

Collaboro anche con altri Engineering Manager su flussi e processi di livello più alto.

Marcello Garini at a BEE event

Cosa ti piace di più di Growens?

La cosa migliore di Growens è la sua attenzione per le persone. Come ho già detto, sono stato invitato a unirmi a Growens anche se mi mancavano alcune hard skill richieste (in particolare, non conoscevo React e avevo una conoscenza base di Python).

Ma l’azienda è andata oltre e ha visto valore in me, dandomi il tempo di acquisire le skill mancanti e permettendomi di sbocciare rapidamente nel mio lavoro.

Ora, come people manager, posso solo sperare di restituire ad altri colleghi questa cura che ho ricevuto.

Ultima domanda. Che cosa ama Marcello Garini nella sua vita privata?

Parlando di attività indoor, sono un ragazzo normale: mi piace leggere, in particolare libri fantasy e di fantascienza, giocare ai videogiochi, soprattutto giochi di azione/avventura/giochi di ruolo, e guardare serie TV.

Ma la cosa che di solito attira l’attenzione è il mio sport, il Parkour. Sì, quello in cui si salta e ci si arrampica dappertutto. So che suscita interesse perché, in generale, il Parkour è visto come uno sport estremo, con adepti spericolati.

Marcello Garini - Parkour

Questa visione non potrebbe essere più lontana dalla realtà: nel Parkour, crescita personale e sicurezza sono pilastri fondamentali. Tutto ruota attorno all’affrontare (e superare) sfide e ostacoli.

Nel Parkour, corpo e mente devono essere allenati allo stesso modo. Ogni volta che si affronta una sfida (pericolosa o meno), questa non dovrebbe mai essere al di fuori delle proprie capacità, per mantenere il rischio infinitesimale.

In definitiva, il Parkour mira a creare individui forti e sicuri di sé.

L’approccio del Parkour nell’affrontare le sfide e superarle con un costante auto-miglioramento, spingendo un po’ la zona di comfort ogni giorno, è qualcosa che applico anche al di fuori della disciplina e che mi ha aiutato moltissimo nel lavoro e nella vita in generale.

 

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